giovedì 25 novembre 2010

E' ARRIVATO L'INVERNO - P.ta Buffanaro

Facile salita sul versante Nord di Punta Buffanaro, immersi in uno sperduto e selvaggio angolo d'Appennino, oggi finalmente in veste invernale. I 30 cm di neve appena caduta, la solitudine costante sui pendii immacolati, la splendida giornata con temperatura costantemente sotto lo zero ci hanno appagato di uno spettacolo indimenticabile.

Percorsa la via ti vedo tentennare, che sale per un centinaio di metri costeggiando un muro roccioso, fino alla cresta che delimita il versante Nord e termina a poche decine di metri dalla vetta. La prima porzione dell'itinerario è il tratto che richiede più attenzione, specie con le condizioni nevose trovate: uno strato di neve fresca a ricoprire uno scivolo roccioso inclinato a 45°. Sono presenti un paio di soste, a volte è possibile integrare a destra sulla parete di roccia con chiodi mentre la poca neve non ci ha permesso di utilizzare i fittoni.

Raggiunto il filo di cresta le difficoltà si attenuano e procediamo velocemente in conserva fino in vetta.




L'itinerario dai Ghiaccioni, ai piedi della grande parete inclinata


L'attacco





La prima parte della via, che sale su di una rampa ben appoggiata




Sulla cresta finale



Nick in vetta con il Golfo dei Poeti sullo sfondo

domenica 14 novembre 2010

Camino del Diavolo

Decidiamo di tentare l'ignoto esplorando il Camino del Diavolo, una storica via nel settore UISP aperta da Farioli e Grasselli nel '46.
70m, 2L; difficoltà: IV.

Giunti alla base, una colata fradicia e una lussureggiante vegetazione ci preoccupano un po', ma decidiamo di tentare.

Superato lo sbarramento di rovi iniziale si sale il diedro-camino all'interno, cercando di evitare le viscide zone bagnate ed aiutandosi poi con i grossi tronchi di edera. La chiodatura è praticamente assente, ma la splendida roccia calcarea offre numerose clessidre. La sosta è su due spit in un comodo terrazzino in cima alla grossa pianta di edera.
Il secondo tiro si svolge totalmente all'interno della parete, in uno stretto e buio camino che sbuca direttamente sul pianoro sommitale. A parte una clessidra e un vecchio spit nei primi metri, le protezioni sono assenti, ma la roccia è asciutta, solidissima e pulita, l'arrampicata è molto divertente e sicura. Indispensabile la frontale; un tiro davvero incredibile!



Superato lo spinoso e bagnato accesso al camino inizia l'avventura tra edera e calcare


Dalla sosta, Giampa affronta la prima parte del camino


L'inizio del secondo tiro, che si chiude subito in un budello all'interno della roccia



L'interno del camino



L'uscita della via, ci dispiace sia già finito il divertimento

Il 'passo del serpente' - via Donato Zeni

Una bella domenica mattina, sfuggendo dalle nebbie della pianura, passata in Pietra a ricalcare itinerari storici e alquanto caratteristici.

Percorriamo la prima parte della via Donato Zeni, che continua poi in arrampicata artificiale, curiosi di attraversare lo stretto cunicolo del 'passo del serpente', per poi calarci in doppia lungo la Zuffa-Ruggiero.
Una via fin qui divertente e non troppo dura, con roccia e chiodatura ottimali.

L'attacco è ben individuabile, nel settore 'gare vecchie', grazie ad una serie di fessure che rompono la base del compatto triangolo sulla cui sommità è posta la famosa Madonnina. Si supera a pochi metri dall'attacco una grossa quercia, per poi sostare poco dopo. Superato poi un breve diedro strapiombante (possibile sosta sulla dx) si aggira a sx la lama di roccia raggiungendo su sentierino la Forcella della Madonnina (sosta).
Salire una lama-fessura, poi un diedro fino al terrazzino di sosta. Da qui si scende appena per entrare subito nel camino, che si restringe fino ai 50cm di diametro del 'passo del serpente'. Si sbuca su di una comoda cengia, un paio di metri sulla verticale della seconda sosta della Zuffa-Ruggiero.

Giampi che sale i primi metri della via

La Forcella della Madonnina

il dedro che porta al cunicolo

Sosta prima di addentrarci nel 'passo del serpente'

L'entrata e l'uscita della famosa strettoia

lunedì 8 novembre 2010

Valle del Sarca- Via il Mercurio Serpeggiante

Sabato 6 Novembre. Siamo in valle del Sarca...la destinazione è una delle innumerevoli balze rocciose che coronano l'abitato di Arco, precisamente siamo diretti alla bastionata rocciosa che culmina alla Cima alle Coste Sud Piramide Lacsmi. Ravaniamo un pò prima di trovare la base della parete, poichè sbagliamo completamente l'interpretazione della relazione sull'avvicinamento, in realtà, dal campo sportivo dell'abitato di DRO, l'avvicinamento è semplice e breve. Ci sono diverse vie che salgono la parete, la più abbordabile è " la bellezza della Venere". Sostiamo un attimo alla partenza, davanti abbiamo 7 persone in fila...desistiamo praticamente all'istante, a pochi metri parte "il Mercurio serpeggiante" alziamo lo sguardo la relazione indica tratti di V+, VI-/A0. Dopo qualche attimo di indugio trascinati dal capocordata Joe partiamo decisi. Saliamo in circa 11 tiri in poco più di 4 ore in una cordata da tre. La via è relativamente semplice all'inizio, circa a metà lunghezza un traverso verso sinistra indica l'inizio delle difficoltà che culminano in un passaggio di VI- azzerabile. La via è stata aperta nel 2008 e la roccia è ottima.

DIFFICOLTA': V un pass. di VI-/A0
DISLIVELLO: 350 m
TEMPO DI SALITA: 4 ore

Spazio a qualche foto di giornata:


La cima alle coste Sud con le due nuove vie di salita


Panorami sulla valle del Sarca

L'esposto traverso segna l'inizio delle difficoltà


Il capo cordata Joe in azione


In vetta alla Piramide Lacsmi

domenica 7 novembre 2010

Via Zuffa-Stagni

Partiamo di buon ora con la speranza di anticipare il maltempo e di metterci a tavola con la famiglia a mezzogiorno.

Subito dopo l’alba quindi siamo già a legarci alla base della Zuffa-Stagni, una via che solca con una bella linea la parete sud. Un tentativo in fin dei conti ben riuscito, anche se forse un po’ troppo duro per le nostre attuali condizioni.

Roccia spesso friabile con diverse prese ballerine, chiodatura a fix sufficiente, in più presenti alcuni vecchi chiodi; necessari 13 rinvii.


- 1° tiro (V; 25m): l’attacco è ben riconoscibile da una fettuccia blu tra gli alberi alla base. La via sale un diedro ben appigliato che con bei movimenti porta alla prima sosta su un comodo terrazzino.


- 2° tiro (6a+; 55m): lunghissimo e impegnativo, inizia con un delicato traverso verso sinistra, su una placca appoggiata ma marcissima, fino ad una fessura. Da lì sale a piombo lungo il grande diedro, quasi sempre strapiombante. È una lunghezza molto atletica, con il dedro che offre buone prese lungo la fessura centrale ma che richiede uno sforzo costante nella progressione in dufler.

Un tiro sicuramente bellissimo per chi è ben allenato ma io, già stanco, mi aggrappo a qualunque cosa pur di proseguire la via. Siamo certi di arrivare in cima solo al raggiungimento della scomoda sosta.


- 3° e 4° tiro (IV+, II; 30+10m): si sviluppa su per un camino molto stretto da superare dapprima all'interno, salvo poi uscirne in coincidenza di una strozzatura. Si giunge così ad una spaziosa rampa poco inclinata che porta per facili roccette e sentierino al prato sommitale. Presente una sosta all’inizio della rampa.



Il diedro all'attacco della via


L'esposto traverso iniziale del secondo tiro


Particolare sfocato del lungo diedro strapiombante


La terza sosta, poco dopo un alberello ben visibile dal basso, è abbastanza scomoda. Ci fermiamo un po' a meditare...


Lo stretto camino del terzo tiro


La logica linea di salita perfettamente visibile dal sentiero

lunedì 1 novembre 2010

Diedro dei Bolognesi

Solita puntata del mercoledì alla pietra, in una gelida mattinata di sole che già profuma d’inverno.

Dopo un tentativo respinto in partenza sull’umidissima e instabile parete sud, l’ormai consolidata cordata si sposta nel soleggiato anfiteatro.

Qui disegniamo una linea a zig-zag derivata da disorientate digressioni sulla destra della facile parte bassa della Pincelli-Brianti. Procedendo in aderenza tra le piccole prese svasate tipiche di alcune zone appoggiate dell’anfiteatro, guadagniamo con fatica la comoda cengia dei Bolognesi. La stanchezza dell'arrapicata finora è pari a quella del recupero della corda, tanto è frenata dal contorto percorso.

Attacchiamo infine l’omonimo diedro, uno splendido tiro di notevole eleganza, sicuramente uno dei più belli di Bismantova, con bei movimenti su roccia ottima e una difficoltà massima di V.


La prima sosta della Pincelli-Brianti


Seconda sosta: vista sul tortuoso itinerario percorso


Terza sosta sulla cengia dei Bolognesi, poco a sinistra dell’attacco del diedro


Scorcio dell’ultimo tiro sporgendosi dal pianoro sommitale