domenica 7 novembre 2010

Via Zuffa-Stagni

Partiamo di buon ora con la speranza di anticipare il maltempo e di metterci a tavola con la famiglia a mezzogiorno.

Subito dopo l’alba quindi siamo già a legarci alla base della Zuffa-Stagni, una via che solca con una bella linea la parete sud. Un tentativo in fin dei conti ben riuscito, anche se forse un po’ troppo duro per le nostre attuali condizioni.

Roccia spesso friabile con diverse prese ballerine, chiodatura a fix sufficiente, in più presenti alcuni vecchi chiodi; necessari 13 rinvii.


- 1° tiro (V; 25m): l’attacco è ben riconoscibile da una fettuccia blu tra gli alberi alla base. La via sale un diedro ben appigliato che con bei movimenti porta alla prima sosta su un comodo terrazzino.


- 2° tiro (6a+; 55m): lunghissimo e impegnativo, inizia con un delicato traverso verso sinistra, su una placca appoggiata ma marcissima, fino ad una fessura. Da lì sale a piombo lungo il grande diedro, quasi sempre strapiombante. È una lunghezza molto atletica, con il dedro che offre buone prese lungo la fessura centrale ma che richiede uno sforzo costante nella progressione in dufler.

Un tiro sicuramente bellissimo per chi è ben allenato ma io, già stanco, mi aggrappo a qualunque cosa pur di proseguire la via. Siamo certi di arrivare in cima solo al raggiungimento della scomoda sosta.


- 3° e 4° tiro (IV+, II; 30+10m): si sviluppa su per un camino molto stretto da superare dapprima all'interno, salvo poi uscirne in coincidenza di una strozzatura. Si giunge così ad una spaziosa rampa poco inclinata che porta per facili roccette e sentierino al prato sommitale. Presente una sosta all’inizio della rampa.



Il diedro all'attacco della via


L'esposto traverso iniziale del secondo tiro


Particolare sfocato del lungo diedro strapiombante


La terza sosta, poco dopo un alberello ben visibile dal basso, è abbastanza scomoda. Ci fermiamo un po' a meditare...


Lo stretto camino del terzo tiro


La logica linea di salita perfettamente visibile dal sentiero

lunedì 1 novembre 2010

Diedro dei Bolognesi

Solita puntata del mercoledì alla pietra, in una gelida mattinata di sole che già profuma d’inverno.

Dopo un tentativo respinto in partenza sull’umidissima e instabile parete sud, l’ormai consolidata cordata si sposta nel soleggiato anfiteatro.

Qui disegniamo una linea a zig-zag derivata da disorientate digressioni sulla destra della facile parte bassa della Pincelli-Brianti. Procedendo in aderenza tra le piccole prese svasate tipiche di alcune zone appoggiate dell’anfiteatro, guadagniamo con fatica la comoda cengia dei Bolognesi. La stanchezza dell'arrapicata finora è pari a quella del recupero della corda, tanto è frenata dal contorto percorso.

Attacchiamo infine l’omonimo diedro, uno splendido tiro di notevole eleganza, sicuramente uno dei più belli di Bismantova, con bei movimenti su roccia ottima e una difficoltà massima di V.


La prima sosta della Pincelli-Brianti


Seconda sosta: vista sul tortuoso itinerario percorso


Terza sosta sulla cengia dei Bolognesi, poco a sinistra dell’attacco del diedro


Scorcio dell’ultimo tiro sporgendosi dal pianoro sommitale

sabato 16 ottobre 2010

ISLANDA 2010_TAKK FYRIR

Sabato pomeriggio, piove. Avrebbe dovuto essere un week-end d'alta quota…L’acqua e il cielo livido mi riportano a qualche mese fa, quando in tre camminavamo tra gli spazi pieni di niente dell’Islanda.

Agosto, siamo nell’Islanda sud-occidentale, il percorso è il famoso Landmannalaugar – Porsmork con puntatina alla congiunzione dei ghiacciai Eyjafjallajökull e Mÿrdalsjökull giusto per entrare nella bocca ancora calda del vulcano che fino a Maggio dormiva sotto il ghiaccio. Il trekking dura dai 4 ai 5 giorni a seconda che ci si fermi a Pórsmörk o si scavallino i ghiacciai verso Skogar. Il percorso è sempre ben segnalato da paletti di legno. Questi potrebbero sembrare anche troppi in condizioni di bel tempo (rare per quanto ci riguarda), ma quando la visibilità cala a meno di 5 metri non si smette mai di ringraziare fino al termine della giornata.


La piana di Landmannalaugar (590 mt), crocevia di partenza per molti

Relax nelle pozze naturali a 40°C

Verso l’Hraftinnusker (1050 mt) tra terra che fuma e nuvole basse
Oggi il tempo non ci fa apprezzare il panorama…

Sosta in vista del lago di Alfavatan giù nella valle

Tra il verde verso Hvangil (560 mt)

La cenere dell’ultima eruzione inizia ad aumentare, ci avviciniamo ai ghiacciai

Lele impegnato in uno dei numerosi guadi

Oggi si cammina asciutti finalmente

Sopra Botnar (580 mt), al di là della valle Pórmörk le sagome dei vulcani

Costeggiando i ponti di ghiaccio dell’ Entujökull

In tenda a Botnar (580 mt), ci attende una notte di pioggia

Scendendo nella valle di Pórsmörk. L’A-team dopo un guado impegnativo

L’Eyjafjallajökull coperto dalla cenere

Nella bocca del vulcano, da qui si scavalla verso Skogar ma cadute nel fiume e ginocchia malandate ci fanno desistere…

Riposo ad Heimaey nell’arcipelago delle Vestmannaeyjar Islands nel Nord Atlantico

Gulfoss, un salto verticale d’acqua di 32 metri