venerdì 26 febbraio 2010

...ANCORA APPENNINO

A volte si sente il bisogno di lasciarsi completamente catturare da un "qualcosa" che ti trasporta in altro mondo...è solo allora che materializzi un distacco profondo, che vivi momenti intensi, che percepisci meglio certe sensazioni,...questi effetti non sono provocati da sostanze stupefacenti, ma semplicemente da un microcosmo naturale che ti rende veramente libero.... questa è la droga degli Alpinistidellambrusco....

Alcuni scatti di contemplazione solitaria:


"I BALZI DELL'ORA" la cresta che conduce in vetta al Corno alle Scale



La cresta che collega le due vette del Monte Prado e del Monte Cipolla


Allucinazioni da Trip in vetta al Prado

La valle dei Porci racchisa tra Sassofratto e Monte Prado


Il SassoFratto

domenica 24 gennaio 2010

CANALE CENTRALE M. GIOVO

Ormai abbiamo l'abbonamento a questa zona appenninica e non perdiamo occasione per arrampicarci su questi pendii. Il canale Centrale del Lago Santo, già salito e descritto dagli Alpinisti del Lambrusco nel Dicembre 2008, è senza dubbio l'ascesa alpinistica più famosa e ripetuta dell'intero gruppo. Spazio a qualche immagine di
giornata....
La plurifotografata parete Nord -Est del Monte Giovo con la via di salita

verso l'attacco del canale

Il canale centrale visto dall'uscita

La via Diretta alla croce prossimo obiettivo imminente

Il casco va allacciato!! sarà ritrovato miracolosamente illeso 400 m più a valle!


Via di discesa per il comodissimo e collaudatissimo canale ALP 99

sabato 16 gennaio 2010

CRESTA GIOVO-RONDINAIO

La familiare linea di Cresta Giovo-Rondinaio scelta come logo dagli Alpinisti del Lambrusco

La Cresta che collega tutte le principali cime del gruppo, dal M. Giovo sino al M. Rondinaio Lombardo, ha uno sviluppo di circa 4 Km e racchiude il vallone alpestre del Lago Baccio. E' un percorso spettacolare, aereo, divertente e mai monotono, che specialmente se percorso in una limpida giornata d'inverno regala scorci panoramici indelebili. Per gli Alpinisti del Lambrusco su questa cresta è come sentirsi a casa: le frequenti raffiche di vento, i ripidi canali di accesso alla cresta e le pareti verglassate sono state spesso la loro palestra invernale di allenamento.
La neve in basso non è ancora trasformata e quindi optiamo, come percorso di accesso alla cresta, la facile via Normale al Giovo nel versante della Borra dei Porci. In realtà poi così facile non è poichè nel primo tratto si sprofonda parecchio. Man mano che ci alziamo di quota tuttavia le condizioni migliorano e all'uscita in cresta la neve si presenta crostosa e portante. Si alternano tratti nevosi più o meno affilati, a tratti rocciosi verglassati ai quali bisogna prestare maggiore attenzione. Proseguiamo veloci, senza attrezzatura particolare, siamo legati in cordata e ci serviamo solo nei punti più ripidi delle piccozze e dopo 2 ore di cresta siamo in vetta al Rondinaio con circa 60 scialpinisti che ci battono alla grande la via di discesa.
Ottima giornata e gita vivamente consigliata a tutti soprattutto chi non l'ha mai provata, magari coprendo la traversata integrale sino al Rondinaio Lombardo.


L'accesso alla cresta per la via Normale del versante della Borra dei Porci

Vecchi ricordi all'orizzonte_Alpi Apuane


Tratti di cresta


Passerella verso il Rondinaio (o il Paradiso??..)

Il Verglass schiumoso
Sulla cima del Rondinaio (noi scendiamo ma ne mancherebbe un pezzo..)
sicuramente torneremo..


martedì 8 dicembre 2009

ODISSEA ALLA NATTAPIANA



la cresta di Nattapiana in rosso, in viola la via di fuga seguita

La cresta di Nattapiana, o cresta nord ovest del Pizzo D’Uccello, sulle Alpi Apuane, è un lunghissimo e ben marcato filo roccioso. Questa elegante linea naturale separa la valle di Vinca da quella di Equi Terme, e divide perfettamente le due facce della montagna: da una parte gli spaventosi e tetri abissi del versante nord, alti fino a 1000 metri; dall’altra parte i ripidi prati e le frastagliate formazioni rocciose della parete sud. Lo sviluppo della cresta è di circa 2,5 km, per un percorso molto avventuroso, in quanto non segnato, scarsamente ripetuto e poco conosciuto nella sua interezza.

Gli Alpinisti del Lambrusco partono in 4 e dal piccolo borgo di Vinca risalgono il ripido sentiero che conduce sul filo di cresta. La prima parte della Nattapiana è facile, anche se la neve caduta da poco e non formata aumenta l’impegno della via. Al balzo roccioso da scendere in doppia, che segna il punto di non ritorno sulla cresta, due dei quattro decidono di non proseguire. Le condizioni verso la cima lontana non sembrano sicure e uno in particolare preferisce non rischiare. Dopo qualche ora i due rinunciatari, che intanto risalivano a gran velocità il bosco in direzione opposta per raggiungere i compagni durante la discesa, ricevono una telefonata quasi incomprensibile dai due di cresta: le nuvole sono basse, il maltempo è in arrivo e le difficoltà nell’ultimo tratto molto alte. La seconda e più chiara telefonata è allarmante. I due sulla montagna sono senza via d’uscita, non possono né salire né scendere, precariamente in bilico sulle punte dei ramponi, privati di qualsiasi possibilità di attrezzare un ancoraggio sulla roccia liscia e coperta da uno strato di neve e ghiaccio inconsistente. L’accordo fra i quattro è per una nuova comunicazione dopo 30 minuti. Intanto i due a valle scendono quasi 500 metri in 20 minuti, con una corsa folle e disperata, per chiamare aiuto dato che i telefoni nei boschi hanno una pessima ricezione. Dopo una lunga agonia la coppia bloccata sulla cresta prende una decisione drastica: scendere a tutti i costi da quel punto precario sull’abisso. Con una lucidità incredibile e una freddezza da veri grandi alpinisti, creano un ancoraggio con il poco materiale a disposizione ricordandosi della vicenda di Walter Bonatti durante la sua scalata solitaria al Dru. Incastrano un gomitolo di cordini nell’unica fessura visibile e confezionano così un ancoraggio. Miracolosamente la corda tiene, permettendogli così di scendere di 30 metri. Ma le difficoltà per loro non sono ancora finite sotto ci sono ancora 20 metri di vuoto. Scavando affannosamente sotto lo strato crostoso di ghiaccio che ricopre la parete trovano un vecchio chiodo a fessura, uniscono i pochi cordini a disposizione e guadagnano altri 10 metri. Gli ultimi ulteriori 10 metri, completamente sprotetti, sono un’agonia ma per il momento sono in salvo. Dopo una successiva telefonata si sceglie (non facilmente) all’unanimità di non chiamare il soccorso organizzato, anche se rimangono meno di 2 ore di luce. I due a valle, muniti di torcia frontale, decidono senza esitazione di ripartire per cercare gli amici dispersi da qualche parte sul costone della montagna, al di sopra dei boschi. Il buio aumenta, e mentre i due alti si tuffano letteralmente alla cieca giù per un canale cercando di anticipare l’oscurità, ai due bassi pare di sentire delle urla. Decidono di fermarsi in un punto aperto della foresta. Iniziano le frenetiche segnalazioni luminose nella notte ormai sopraggiunta. La discesa lungo il bosco per i due in alto, completamente fuori da ogni sentiero, quasi allo stremo delle forze e completamente al buio sembra impossibile. Per gran parte avanzano strisciando in mezzo a rovi, fango ed acqua e la discesa procede soltanto grazie ai perfetti segnali luminosi, unico vero punto di riferimento per i due perduti. Riesce un nuovo contatto per telefono e dopo un’odissea di quasi 6 ore il gruppo si ricongiunge. I due di cresta sono esausti e ammaccati, i due di valle hanno gambe e piedi a pezzi dopo 1500 metri in salita e altrettanti in discesa, di cui molti fatti correndo con scarponi da alta montagna attraverso la valle. La bottiglia di Lambrusco ha concluso felicemente il tutto. “Climbing is believing”.




lungo la prima parte di cresta






sul filo di cresta che domina gli strapiombi della parete nord




i severi pendii del Pizzo D'Uccello


brindisi di lieto fine..!


il singolare motto degli abitanti di Vinca


8 MESI DOPO GLI Alpinistidellambrusco ci riprovano

sabato 28 novembre 2009

Stallavena

Sopra al paesino di Stallavena, inoltrandosi nelle valli dei Monti Lessini, c'è una bucolica e lunga parete. Non ha niente di alpinistico in senso stretto, ma è una fantastica palestra di arrampicata. La roccia calcarea ricca di buchi e tacche e offre la possibilità di concatenare bei movimenti. I tiri toccano anche difficoltà sostenute, ma ce ne sono per tutti i gusti. In questo periodo di tempo uggioso il luogo stimola la voglia di scalare, e l'opportunità di combinare il piacere di qualche sana ora di arrampicata con la visita ai borghi attorno o alla vicina città di Verona in modo da accontentare anche la morosa, è sicuramente un' ottima cosa. Di certo da tener presente.

AArrrghhh!!!









martedì 24 novembre 2009

Rocca Pendice

Rocca Pendice è uno scoglio che emerge dai Colli Euganei come un fiore in via di sbocciare. La roccia, data l'origine vulcanica, è molto particolare: Trachite. La scalata è infatti complessa, bisogna tirar fuori tutte le doti di equilibrio e anche i gradi assumono un valore differente. Storica palestra di roccia degli alpinisti padovani e in generale veneti, ha visto sulle sue pareti molti nomi importanti dell'arrampicata.
Non poteva quindi mancare quello degli Alpinisti del Lambrusco!

Essendo che la fotocamera del Giampa ci ha abbandonato pochi minuti dopo il nostro arrivo, cogliamo l'occasione per descrivere il luogo attraverso le immagini colte dal nostro amico Zob, forte scalatore su roccia e mirabolante fotografo. A mio parere i suoi scatti riescono perfettamente nella difficile impresa di estrarre dai pixel o dalla carta stampata le emozioni dell'arrampicata.
Un piccolo assaggio...