sabato 4 agosto 2012

Anello del Fumante per Il Vajo Scuro

Avrebbe dovuto essere un week end di allenamento in alta quota, con la salita di una cima del Vallese sulla catena del Mischabel, ma visto il meteo incerto decidiamo di passare la giornata tra le Guglie delle Piccole Dolomiti. Tra le tante possibilità optiamo per la salita del vajo Scuro che concatenato con il sentiero Alto realizza una grandiosa escursione circolare attorno al gruppo del Fumante in ambiente decisamente vario. Il percorso presenta tratti attrezzati non difficili e complessivamente percorriamo circa 1200 m di dislivello.
La risalita del  vajo Scuro tra il Torrione di Recoaro e la Punta delle Losche presenta le classiche caratteristiche del vajo incassato. Il percorso prosegue  sempre vario ed articolato, sino al Rifugio Scalobri da dove si fa ritorno al Rif. Battisti alla Gazza. Anche oggi le Piccole Dolomiti non deludono ed in fin dei conti non ci fanno rimpiangere troppo i giganti del Vallese. Ottima giornata di allenamento, ora siamo pronti per l'imminente impegno Alpinistico che ci aspetta.....

 Il gruppo del Fumante con il percorso ad anello visto dal Rif. Battisti alla Gazza

  
salendo uno sguardo indietro verso il M. Zevola ed il Rif. Battisti

 la cima Centrale del Fumante



  
dentro al Vajo Scuro

 Il Torrione di Recoaro

 La caratteristica guglia dell'"Orecchio del Diavolo"



 Scorci lungo la via

   Il Rif. Scalobri


mercoledì 25 luglio 2012

Monte Cevedale: cresta est alla Zufallspitzen

"La salita al Cevedale da Pejo è un percorso lungo, elegante ed alpinistico". Più o meno così lo descriveva una nota rivista di montagna qualche anno fa. La realtà conferma davvero quello che ci si aspetta. Di tutte le possibili vie di salita al Cevedale, effettivamente la cresta est pare essere quella più remunerativa. Non solo per i bellissimi scorci che già si ammirano durante il passaggio in Val Venezia, ma anche per la varietà di terreni durante l'ascensione e l'attraversamento della Zufallspitzen che, lungi dall'essere un'anticima del Cevedale vero e proprio, è una vetta a sè stante. Bella, aerea e molto molto panoramica. Le 13 cime in realtà sono 14. O forse anche 15. Alle difficoltà tecniche contenute (parlando a fredde scale rimarrei sul PD/PD+ a seconda delle condizioni della cresta, che presenta solo qualche passo un pò ostico), si affianca però un certo impegno fisico. Sopratutto durante la discesa del ghiacciaio non proprio in salute ottimale. I maggiori pericoli oggettivi forse sono proprio dalla vetta del Cevedale in giù, tra crepacci aperti, sfasciumi ed impetuosi torrenti da guadare. Fino al quadro bucolico che si apre ai piedi dello stupendo rifugio Larcher. Ma anche questo è l'ambiente d'alta montagna. L'ambiente che amiamo di più.

(nella foto sopra: commoventi cascate in Val Venezia)

 

Si delinea il percorso: da sinistra la cresta est, cima Zufall, Monte Cevedale




La Val Venezia. In lontananza il Brenta e la Presanella



Rifugio Larcher. Un luogo parecchio accogliente



La Vedretta della Forcola



Il profilo della lunghissima cresta est




Al termine della Vedretta, la Val Martello




Palòn de la Mare, Vioz ed in lontananza San Matteo



Gran Zebrù ed Ortles, versanti est-sud est



La cresta al Cevedale dalla Zufallspitzen




Monte Cevedale






La triste condizione dei ghiacciai che si sciolgono in fiumi carichi di disperazione.
God save ice lands!



lunedì 23 luglio 2012

Storia dell'alpinismo: Paul Preuss

"Sperate sempre in ciò che aspettate, ma non aspettate mai ciò in cui sperate. Credete solo in ciò che vi convince, ma lasciatevi convincere solo da ciò in cui credete"

Persona di grande cultura ed intelligenza, Paul Preuss è certamente uno dei personaggi chiave nell'evoluzione dell'alpinismo. Forse il più grande sostenitore dell'arrampicata senza mezzi artificiali (oggi “free solo”) di tutti i tempi. Nato vicino a Salisburgo nel 1880, è un bambino gracile e carente di forze, causa anche alcune malattie che lo colpirono nell'infanzia. Da ragazzino grazie all'arrampicata e allo sci, fortifica le sue capacità fisiche e sotto l'aspetto apparentemente minuto nasconde una grande determinazione. Inizia ad arrampicare sulle pareti del Salzkammergut e del Kaisergebirge, ad 11 anni ha già collezionato un numero impressionante di salite. Chiunque lo osservasse non poteva fare a meno di notare l'eleganza e l'assoluta padronanza dei movimenti della scalata. La sua filosofia lo spinse a rifiutare l'uso del chiodo o di altri mezzi artificiali ritenuti inaccettabili per l'alpinista. Addirittura la corda era vista come un ausilio a cui ricorrere solo in caso di estrema necessità. Salire e scendere arrampicando era il suo pensiero. Ed anche la sua prassi, come dimostrò più volte nel corso della sua carriera. Gli anni tra il 1911 e il 1913 sono quelli dove Preuss porta al massimo la sua espressione con una serie di strabilianti ascensioni. Il 28 Luglio 1911 , durante la salita del Campanile Basso con la sorella Mina e lo storico compagno di cordata Paul Relly, arrivato alla cengia dello “Stradone Provinciale”, si slegò e attaccò da solo, senza corda né chiodi, la parete est. Quei 120 metri di roccia restano uno dei più grandi capolavori dell'arrampicata dolomitica. Paul Preuss superò difficoltà di V° slegato per reincontrare gli amici sulla cima del Basso, che intanto gli annunciarono il fidanzamento. L'impresa non mancò di creare polemiche ed incredulità, la via venne ripetuta solo 17 anni dopo, quando fu ritrovato un bigliettino nascosto tra le pieghe della parete che annunciava il passaggio del cavaliere solitario Preuss.


Oltre alle Dolomiti, dove salì tra l'altro la parete nord est del Crozzon di Brenta (per un itinerario di 900 metri, incredibile all'epoca), la parete est della Cima Piccolissima di Lavaredo (prima ascensione assoluta), il camino della Punta Grohmann e moltissime altre cime, compì un'attività intensa anche sulle Alpi Occidentali. Il 20 Luglio 1913 salì la prima torre sulla cresta sud dell'Aiguille Noire, denominata Pic Gamba, dove studiò la possibilità di scalare l'intera cresta ma vi rinunciò per non ricorrere a mezzi artificiali. Scalò inoltre la Punta Innominata, l'Aiguille du Triolet e la cresta sud est dell'Aiguille Blanche de Peuterey.

Nella storia dell'alpinismo forse nessuno si è mai spinto così al limite nel rifiuto di ogni ausilio alla scalata. E sopratutto quasi nessuno ha considerato lo scendere dall'itinerario di salita come parte integrante della scalata. Pensandoci bene, il fatto che Preuss scendesse in arrampicata dalle vie che saliva, è una cosa impressionante.

Il 22 Settembre 1913 scompare mentre scala in solitaria lo spigolo nord del Mandlkogel sulle Alpi austriache. Viene ritrovato il suo corpo solo dieci giorni dopo. La sua breve ma intensa storia alpinistica si concretizza in 1200 salite delle quali oltre 300 in solitaria, e sopratutto contribuisce in maniera decisiva all'evoluzione di quella che sarà l'arrampicata nei decenni successivi.

Le sei regole per lo scalatore di Paul Preuss:

1. Non basta essere all’altezza delle difficoltà che si affrontano, bisogna essere superiori ad esse.

2. La misura delle difficoltà che uno scalatore può affrontare in discesa, con sicura e piena coscienza delle proprie capacità, deve rappresentare l’estremo limite delle difficoltà da lui affrontate in salita.

3. L’impiego di mezzi artificiali trova giustificazione solo in caso di pericolo incombente.


4. Il chiodo da roccia deve essere un rimedio di emergenza, e non il fondamento del proprio sistema di arrampicata.


5. La corda può essere una facilitazione, ma non il mezzo indispensabile per effettuare una scalata.


6. Tra i massimi principi vi è quello della sicurezza. Non però la sicurezza che risolve forzosamente con mezzi artificiali le incertezze di stile, bensì la sicurezza fondamentale che ciascun alpinista deve conquistarsi con una corretta valutazione delle proprie capacità.


Bibliografia cosigliata:

L'arrampicata libera di Paul Preuss, Reinhold Messner, ed. Istituto Geografico de Agostini, 1987

mercoledì 20 giugno 2012

Tour Ronde_Parete Nord

 La Tour Ronde è una Bellissima cima nel cuore del Monte Bianco, ed un meraviglioso belvedere su gran parte del massiccio. Per qualche istante in vetta soffermiamo lo sguardo sullo spettacolo che ci circonda:  un brulichio di picchi, di guglie, di creste e di pareti che rievocano nella mente le parole di Gaston Rèbuffat sul Monte Bianco (Monte Bianco le 100 più belle ascensioni): ...straordinaria creazione della terra, magnifico alla vista, è un paradiso per gli scalatori, da nessun' altra parte la terra è stata di una tale generosità.."
Programmiamo di salire alla Tour Ronde per l'estetica parete Nord occupata da due pendii di neve collegati da un couloir. Sulla carta si tratta di una salita relativamente corta (400 m ) su pendio ripido, è un pò che la puntiamo e viste le buone condizioni che sembrano esserci decidiamo di tentare. Per anticipare le altre cordate e per goderci appieno l'ambiente bivacchiamo nella Cirque del Maudit proprio sotto la parete. Siamo soli, la tenda è un puntino che si perde sotto le cascate di seracchi e le creste di granito rosso del M. Maudit. Il Sabato pomeriggio, lo spendiamo in perlustrazione al Bivacco della Fourche, da dove parte la cresta Kuffner...chissà.. tracciamo il percorso ancora vergine ed una volta in cresta si staglia davanti a noi il versante della Brenva,castello di roccia e ghiaccio che assieme alla sorella Aiguille Blanches ne fanno una roccaforte di ineguagliabile bellezza.
Il mattino alle 5.00 siamo i primi ad attaccare la via, il primo pendio di neve lo percorriamo in conserva protetta su neve, poi una volta raggiunta la strettoia proseguiamo sino in vetta a tiri di corda alternando ghiaccio e neve. La pendenza è costante dai 50 ai 60°, la pressenza di ghiaccio può complicare di molto la salita. Attenzione anche ai passaggi finali su roccia. Scendiamo per la cresta sud-est, sino al ghiacciaio del Gigante e gattoniamo su enormi ponti di neve per riguadagnare la tenda e quindi il rif. Torino, dove arriviamo provati dalla fatica e surclassati dal sole. Come ogni grande gita, superati i pensieri che ti assalgono nel momento di maggior fatica e difficoltà, (del tipo: "ma che cavolo sto facendo") si viene catapultati in un mondo mistico di compiacimento reciproco tra te e la montagna: e' la magia dell'Alpinismo! Oggi abbiamo imparato che camminare e scalare in quasti spazi magici, e subirne il suo fascino ha il suo prezzo,  qualsiasi salita sul M. Bianco non è scontata, questo ormai lo abbiamo capito..

Difficoltà: D-
Tempo da noi impiegato (cordata da 3): 5 ore la salita, 2.5 ore dalla cima alla tenda, più altre due ore circa arrivare al rif. Torino

verso le nostre mete

  


la postazione nel Cirque del Maudit con il tracciato che porta al bivacco della Fourche

salendo al colle della Fourche, in rosso la tenda, sulla destra la Tour Ronde con il canale Gervasutti

 
Bivacco della Fourche 

  
l'ingresso nel couloir della parte mediana della parete  

  
dentro al couloir

              nella parte alta della parete

  
 arrivo in vetta come lo si sogna

  
              Il "Giro tondo" della vetta

  
 Il centro del mondo: Noire-Blanches-Brenva

  
la cresta sud-est di discesa

  
 prima e dopo