Una leggenda vivente che sta portando ai vertici l'alpinismo nostrano. Non
si può dire di conoscere veramente il
Barba Trotter se non si è condivisa assieme qualche giornata in
Appennino. O in Pietra, appesi all'edera di qualche linea estremamente
avventurosa. Di
animo spiccatamente pacato, il Trotter possiede un’incommensurabile
passione
per la montagna e gli angoli selvaggi delle pieghe terrestri, ed è il
più
grande alpinista esploratore di casa nostra. I suoi modi poco
organizzati
trovano un elegante riallineamento nella scalata di impegnative pareti
di
ghiaccio e roccia, ma anche in arcaici vagabondaggi sui più svariati
sentieri. Con un approccio romantico davvero di altri tempi, che lo
conduce spesso
tra abeti e faggi anche a notte fonda, quando gli alberi rivelano
reconditi
segreti ai rari viandanti. Non ama in generale nessun tipo di calzatura,
lasciando sovente i piedi esposti all'aria fresca, anche nei luoghi più
improbabili. In Appennino ha qualcuno che veglia su di lui, e che
lo ha protetto facendolo uscire miracolosamente illeso da un lunghissimo volo
al termine di un canale di ghiaccio. Rimirando la parete nessuno è ancora
riuscito a spiegarsi quale soffio lo abbia condotto così docilmente a valle.
Nemmeno i grossi spaventi però sono riusciti a fermarlo, e qualche settimana
dopo era già appeso a sublimi precipizi nelle remote Alpi del Lyngen, piccolo
lembo prominente nel Grande Nord, luogo di cui il Trotter è follemente
innamorato. Un appenninista Lappone insomma, un uomo del popolo Sami che
produce deliziose coppe e salami genuini mantenendo viva la gloriosa
tradizione di casa.

