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lunedì 1 agosto 2011

Cimon della Bagozza - via Cassin allo spigolo N

Un'occasione ben sfruttata ci porta a trascorrere un corposo weekend orobico all'insegna di buona compagnia e di alpinismo classico.
L'obiettivo della domenica è l'impegnativa via Cassin al Cimon della Bagozza, un itinerario aperto dal lecchese in compagnia di Frattini e Varallo l'8 luglio 1934. La via sale il maestoso spigolo N, che si erge per 400 metri verticali sui ghiaioni dell'alta Val di Scalve, un viaggio di 13 tiri con difficoltà fino al VI+.
Numerose relazioni parlano di roccia pessima ma per noi Alpinisti del Lambrusco, abituati alla fragilità di Bismantova e ai primissimi passi su questa roccia di sta
mpo dolomitico, tutta la via risulta assai solida.
Passiamo così una bellissima giornata su di una parete che percepiamo sempre accogliente: un'interessante arrampicata di stampo decisamente alpinistico, con lunghi tratti tosti ma mai troppo difficili, di facile orientamento, chiodata a dovere (chiodi vecchiotti solo dove serve) e spesso da integrare (numerose clessidre e spuntoni, utili protezioni veloci o qualche chiodo e martello)
I complimenti al socio che, seppur alla sua prima esperienza alpinistica su roccia, ha tirato senza alcuna esitazione tutte le lunghezze pari.


Il Lago Campelli riflette il Cimone lungo l'avvicinamento

Finalmente all'attacco della via (o meglio della sua variante d'ingresso), vi giungiamo saltando la prima lunghezza, ancora coperta dalla neve.

L'ottima relazione da noi seguita è presa da questo link

Di seguito riporto il racconto della prima ascensione scritto da Cassin stesso nel libro "Capocordata"
"[...] L'idea del Cimon della Bagozza non è stata mia anche perché quello spigolo ribelle si trova in un terreno per me completamente nuovo: il gruppo del Camino, di tipo dolomitico, tra la Valle Camonica e la Valle di Scalve nelle Alpi Orobie. E' stato l'amico Frattini a convincermi ad andare: "Diamogli solo un'occhiata, senza impegnarci a fondo" diceva tirando fuori dal portafogli alcune fotografie di una superba piramide di roccia che si protende erta, dritta, evidenziata dai due canaloni che si incidono ai lati. "Questa lancia", aggiungeva per tentarmi "è il più affilato spigolo della Bergamasca e ha respinto tutti quelli che l'hanno tentata e ritentata". [...] Da dieci anni cordate di ottimi scalatori sferravano assalti, ma uno strapiombo di venti metri li aveva respinti tutti.
[...] Lasciamo la macchina alla malga Campelli di Sotto e raggiungiamo un bel laghetto: la montagna vi si riflette nitida come in uno specchio, e gemme di rugiada luccicano sui fili d'erba delle sponde. Dopo un così idilliaco inizio, tosto cominciamo a sudare su un pendio detritico lottando con gli sfasciumi, e, in circa un'ora di cammino, siamo alla base dello spigolo. Un entusiasmo pieno di brio è in noi: sarà la luminosità del primo mattino, saranno i contrasti fra i verdi più e meno chiari dei prati e dei boschi, e questa co
stiera prepotente che si staglia nel cielo senza una nuvola... A tutto ciò per me si aggiunge la curiosità di vedere come si presentano i famosi venti metri di strapiombo. Li supereremo? [...] Ecco la chiave dell'ascensione: lo spigolo viene avanti in una netta sporgenza di roccia compatta e liscia. Scorgiamo i primi segni dei precedenti tentativi, qui tutti falliti. Prima di cimentarci a nostra volta ci sediamo ad apprezzare il contenuto dei sacchi, placando la fame stimolata dall'alzataccia e dell'aria fine e pungente. [...] Scrutando, intravediamo un possibile passaggio: mi abbasso seguendo una spaccatura su parete liscia, in esposizione completa, ed entro in un piccolo colatoio. Anche questa volta trovo la traccia di un precedente tentativo: un chiodo con anello di corda segna il punto dove ebbe termine. Uno sguardo in su mi da la spiegazione della rinuncia: il colatoio sale verso sinistra e in alto si perde in una parete priva di appigli. E' li che non si passa, ed è li che devo passare. Raggiunto con dure manovre quel punto, trovo una piccola fessura che piega ancora verso sinistra e mi conduce, a prezzo di due ore di fatiche ininterrotte, sino a una piazzola di sosta.
[...] La sensazione di avercela fatta ci da una muta esaltazione. La vastità delle cortine dei monti, l'aerea vertigine di questa via, lasciano attoniti l'occhio e l'animo. Il sole è tramontato in un cielo striato di vermiglio, le provviste e l'acqua sono terminate e la parete è al suo ultimo tratto. Per rocce più facili saliamo fino a un altro colatoio che porta quasi al termine dello spigolo. Anche qui, come sempre, roccia facile significa scarsa sicurezza: l'erosione atmosferica ha libero campo sulle cime, e molti sassi si muovono obbligando a sostituire alla foga un'estrema attenzione per non colpire quelli che stanno sotto."


Il canale-camino del terzo tiro

Il settimo tiro è la chiave della via, sale una fessura fin troppo chiodata

Ottavo tiro

S9 e il decimo tiro, con passaggi molto atletici e il famoso cuneo

L'undicesima lunghezza e il successivo bel diedro

Stanchi e felicissimi alla fine della via

La vicina vetta della Bagozza dall'anticima. Ad accoglierci una nube fantozziana

Un ultimo sguardo alla montagna, ancora inebriati dalla piccola grande impresa appena vissuta