mercoledì 4 novembre 2015

Crozzon di Brenta, Via delle Guide


"Ricordetelo ben, se rampega prima cola testa, po' coi pei, e sol ala fin cole man."
B. Detassis

Ci siamo scaldati sulla Torre di Brenta, ora bisogna cominciare con le cose serie!
La sfida è ambiziosa e siamo in 3 e non più in 4 ad affrontarla. Saremo più lenti ma almeno non ci annoieremo in sosta. Dopo una notte in tenda fuori dal rifugio Brentei, partiamo di buon mattino verso la base del Crozzon. La temperatura è ancora bassa, le mani son fredde ancor prima di partire.
Bene ma non benissimo! Passiamo gli sfasciumi e cominciamo a salire il primo pezzo del canalone Neri, gradinando con pietre le neve ghiacciata. Siamo all'attacco! Vediamo la scritta "Via delle Guide" quasi una decina di metri sopra di noi, segno che il canalone si sta ritirando parecchio con il passare degli anni. Apre le danze Riccardo, i primi tiri scorrono veloci e già ci rendiamo conto che qui in Brenta i gradi non son per nulla regalati e le protezioni non abbondano. Sul quarto grado (e che quarto!) la chiodatura è molto scarsa, spunta giusto qualche chiodo poco prima dei passi di quinto, spesso in totale verticalità o strapiombanti. I tiri centrali di V/V+ sono una vera goduria, talvolta in totale esposizione. Un vero capolavoro firmato Detassis. Come previsto non procediamo troppo velocemente, ci scappa anche un piccolo fuori via a peggiorare le cose. Passati i più impegnativi tiri centrali le difficoltà calano, ma cominciamo a sentire la stanchezza dei 500 m percorsi. Ora bisogna stare anche più attenti alla roccia, non sempre ottima. Si alternano tiri di III/IV, fino ad arrivare a una grossa cengia, dove si prosegue verso l'alto entrando in un grande canale di II/III, senza via obbligata.
Siamo immersi nella nebbia, siamo stanchi, assetati e ormai non vediamo l'ora di arrivare in cima.
Ma questa cima sembra non arrivare mai! Zigzaghiamo quà a là in cerca del facile e della roccia migliore e finalmente, dopo 13 ore di scalata, riusciamo ad arrivare al Bivacco Castiglioni, stanchi ma felici! Divoriamo con foga il poco cibo rimasto e ci corichiamo nelle brandine.. ci voleva proprio un po' di riposo!
Il giorno dopo ci alziamo senza troppa fretta e ci prepariamo a scendere. Abbiamo optato per la normale, verso Cima Tosa, forse più lunga che ma sicuramente più divertente. C'è un po' di tutto.. un po' di doppie, qualche traversata su cengette molto esposte, arrampicata, disarrampicata e non manca neppure qualche canalino di ghiaccio! Arrivati a Cima Tosa le difficoltà calano e continuiamo a scendere verso il rifugio Pedrotti. Un'altra oretta abbondante di cammino e siamo al Rifugio Brentei!
Ultimo sguardo alla parete, foto, e via che si torna a casa.
Gran avventura e gran compagnia!

Salita effettuata il 15 luglio




Al cospetto

Sui primi pendii del Canalone Neri

Selfie all'attacco... 

... e via col primo tiro!





Ora tocca alla Laura!





Gli impegnativi tiri centrali







L'esposizione in alcuni punti è notevole



E ora parte Edo



Traversata esposta

Le bellissime placche nere di metà parete



Affollamento in sosta

Ultimi tiri duri...



La roccia inizia a peggiorare verso la fine



Ormai ci siamo..

Vetta!

Skyline mattutino



Verso Cima Tosa..



Paesaggi mozzafiato

Occhio a dove si mette i piedi..

Il passo del gatto



Cima Tosa!





Si torna a casa!










domenica 25 ottobre 2015

MONTE NERO DI PRESANELLA_COULOIR DELL'H

 

Era da tempo che curavamo questa bella salita. La quota relativamente modesta, e la tipologia del tracciato ne fanno una linea di ghiaccio "stagionale" spesso da cogliere "al volo". L'autunno è la stagione più propizia per trovarla in condizione, a patto di evitare precoci nevicate che ne complichino l'avvicinamento ed aumentino l'oggettivo pericolo di scariche nel canale. Dal canto opposto, se secco,, il couloir perde di significato. Le nevicate tardo estive hanno fatto il loro lavoro, cercando di rimediare ad una torrida estate, ed il week end di tempo buono ci invogliano ad andare a controllare di persona. Il Couloir dell'H è il più marcato canale del versante nord del M. Nero che dal rifugio Segantini si presenta come un possente pilastro di granito a sostegno della vertiginosa parete est della Presanella. C'è quindi un'alternativa alla famosa e frequentatissima parete nord che già avevamo visitato sia per lo Scivolo Nord che per la via Faustinelli. Sabato pomeriggio parcheggiamo l'auto nei pressi di Malga Vallina D'Amola che si raggiunge percorrendo la Val Nambrone per stretta strada asfaltata. L'ultimo tratto (300 m circa) è sterrato e ripido. da qui in un'ora si raggiunge il locale invernale del Rif. Segantini ricavato nel vecchio rifugio con 8 letti e coperte. No gas. Sono con Noi altri due ragazzi che tenteranno la più difficile linea di Clean Climb. Il passaggio all'ora solare ci impone di puntare la sveglia un'ora prima in modo da essere all'attaco del canale con le prime luci dell'alba. La traccia presente su neve ci facilita non poco l'avvicinamento e senza difficoltà ci troviamo all'attacco dell'"H" con un'alba infuocata sul Brenta. Il primo tiro sono 60 m di ghiaccio ottimo con due salti fino a 85° davvero bellissimi. Si sosta su colletto, poi si prosegue su pendenze minori (60°) per canale nevoso. Si supera qualche risalto senza particolari difficoltà sino alla biforcazione nella parte alta del canale. La via classica prosegue a destra per stretto canale con buon ghiaccio sino al primo salto di roccia, poco proteggibile (noi non abbiamo trovato nessun chiodo presente). Da qui in avanti il ghiaccio scarseggia e la neve è meno trasformata. Il risalto roccioso si supera con pasaggio delicato e si prosegue con un secondo passaggio atletico (masso incastrato) che si scala con buoni agganci di pikke (qui presente un chiodo sulla destra prima del risalto). Da qui un facile canale nevoso e qualche roccetta depositano sulle cornici nevose del Colle di M. Nero. La vetta della Presanella è poco sopra di noi, si intuisce distintamente la croce metallica di vetta. A sud la distesa glaciale del gruppo dell'Adamello ruba la scena, ancora più in là si intuisce la familiare sagoma dell'Appennino. Un ripido canale di discesa ci fa perdere quota velocemente, sino a risalire con l'aiuto di cavi metallici alla bocchetta di M. Nero dalla quale in  discesa per il versante opposto si ritorna al Rif. Segantini. Arriviamo alla Malga d'Amola con le frontali accese quando è ormai buio. La stanchezza prende il sopravvento ed un silenzioso ed assonnato viaggio di ritorno in macchina lascia ognuno immerso nei suoi pensieri e nelle sue riflessioni di questa ennesima avventura, che a lungo termine non potrà che rievocare solo bei ricordi di un bellissimo week end autunnale in compagnia di amici.



 
 il Brenta ci accoglie

 
 salendo al Rif. Segantini

 

 
 il Bivacco Invernale del Rifugio

 

 
 cena con atmosfera tipica

 
 prime luci

 

 
 il Brenta si infiamma con uno spettacolare skyline

eccoci sotto all'"H"
 
 si parte!

 il Giampa sul primo risalto

 
 Il Presidente in tenuta da ghiaccio

Bellissimo!

2° risalto 

 
 Il Giampa alla prima sosta

sul canale nevoso oltre la prima sosta


 si prosegue con qualche risalto

 
 la Giornata è ottima e le velature previste tardano ad arrivare



 
 si sale nel canale in bellissimo ambiente

al bivio: a destra il percorso classico, a sinistra l'uscita diretta

 noi giriamo a destra con un bel canale di ghiaccio

 il Nick prova a forzare il primo passaggio chiave

 Edo lo supera di corsa

 
 osservatori dal basso

Barba esce dal 2° passaggio chiave del masso incastrato



 ultime rampe

 al cospetto della Presanella


 e dell'Adamello

 Carè Alto e Corno di Cavento

 si inizia a scendere

 giù per il canale...

 ...e su alla bocchetta di M. Nero...

 

  ...e di nuovo giu verso il Rif. Segantini.